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Il petrolio Siciliano, una risorsa o una calamità? |
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Il petrolio è la fonte energetica principale per tutto il pianeta e per la sua economia. In Sicilia in particolare, il greggio, è bituminoso caratterizzato da idrocarburi pesanti e da zolfo, ed è per questo che si presenta particolarmente pericoloso per l’ambiente.
Attorno all’isola si contano circa 6 piattaforme petrolifere, che sono presenti: nelle Isole Egadi con le compagnie petrolifere di Shell e Northem Petrolem, a Gela, con 3 piattaforme gestite dall’ Eni ed a Pozzallo, in provincia di Ragusa, con la più grande piattaforma petrolifera della Sicilia chiamata “Vega” che con l’aiuto di Eni ed Edison, adotta misure d’avanguardia per la sicurezza del personale e dell’ambiente circostante. In Sicilia negli ultimi anni si è assistito ad un aumento delle perforazioni esplorative in zone, come Pantelleria, Lampedusa e nella Val di Noto. A tale proposito è interessante ricordare le vicende relative a quest’ultimo sito, nel quale una compagnia americana, la “Panther Oil”, aveva deciso di effettuare delle trivellazioni. L’Unesco, assieme agli abitanti della valle ed a Legambiente, avevano opposto una caparbia resistenza. Nel 2004 il Governo Regionale fece sospendere i lavori, così i texani furono costretti a far ricorso al Tar di Palermo senza successo, perchè, nel 2005, lo stesso bloccò le operazioni di trivellazione. Ma, gli americani, (nel 2007) non volendo cedere alle proteste, si rivolsero al Tar di Catania che nell’anno successivo invece attuò misure per far chiudere definitivamente il cantiere petrolifero. Nonostante i ricorsi da parte del comitato Stoppa la Piattaforma, la Cga ribaltò le sentenze e consentì la ripresa delle operazioni, tanto che gli americani, decisero di chiedere un risarcimento dei danni per gli “stop” continui subiti dai lavori. La situazione è tuttora incerta ed i continui chiaroscuri ed omissioni non fanno altro che ingrovigliare ulteriormente una situazione di per sé grottesca, tanto da far dichiarare a Greenpeace: “gli italiani, invece, di tutelare le bellezze naturali di cui il turismo Siciliano vive, appoggiano i piani per sopprimerle. Dunque, si pone una semplice domanda: “è giusto che si distrugga un patrimonio ambientale ed artistico unico nel suo genere, per tutelare invece gli interessi economici di multinazionali straniere del tutto aliene alla nostra realtà”? |