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Può essere la Sicilia il ricettacolo contemporaneo di tutto il male del Mediterraneo? Osservando la straordinaria concentrazione di preti esorcisti operanti sul territorio isolano verrebbe da crederci. L’isola detiene infatti il singolare primato del più alto numero di sacerdoti ufficialmente nominati dai vescovi proprio per combattere il demonio. Su circa 100 preti esorcisti censiti in tutt’Italia, ben 20 si trovano proprio in Sicilia.
In questa guerra strisciante non sono mobilitati solo i ministri della chiesa, ma anche laici e persino medici che sostengono di “lavorare a pieno regime” mentre la Conferenza Episcopale Siciliana è l’unica in Italia a promuoverne la “formazione costante” dei propri sacerdoti. A guidare gli esorcisti dell’isola è fra Benigno dei frati minori rinnovati che vive ed opera nel convento ricavato nell’ex carcere di Corleone. Si, proprio la città dei boss Riina e Provenzano e del demonio mafioso che infesta l’isola. «Riina e la mafia non sono una manifestazione del diavolo –tiene a precisare - ma il frutto di scelte sbagliate». Sarà, ma allora perché tanti esorcisti da queste parti? «Forse siamo tanti perché siamo usciti allo scoperto e ci riuniamo periodicamente – spiega fra Benigno - nel resto d’Italia, oltre a quelli ufficialmente indicati dai vescovi, ce ne sono tanti che praticano spesso l’esorcismo fai da te. In Sicilia prima il cardinale De Giorgi e ora Mons. Romeo hanno invece riconosciuto l’importanza della formazione costante di chi esercita l’esorcistato». E come si manifesterebbe il diavolo? «Come ha sempre fatto in passato e come farà in futuro. Oggi comunque bisogna stare attenti a fattucchieri, messe nere, musica e mode sataniste: sono spesso dei varchi utilizzati proprio dal demonio». Restando in tema di messe nere, La messa nera può essere definita come la versione satanica della messa cattolica. La cerimonia si svolge con pochi adepti, uniti da un forte legame di omertà. Di prassi la riunione avviene in cascinali o appartamenti privati, preparati adeguatamente per l’evento. Le stanze adibite al rito sono generalmente dipinte di nero, con al centro un altare adornato con un drappo scuro, simile a quelli che i cristiani usano per i funerali, sul quale viene poggiato un grosso crocifisso, rigorosamente rovesciato, ed una statuetta del diavolo con un fallo proteso. L’ambiente è reso più tenebroso dall’accensione di parecchie candele rosse o nere, dalla presenza di un teschio umano e dall’immagine dell’esagramma, che è una stella a sei punte racchiusa in un cerchio, con il disegno di un caprone al centro. Il numero dei partecipanti non supera quasi mai la ventina; le donne sono poche. Durante la cerimonia tutti stanno in piedi e, spesso, vestono abiti scuri. Solamente il celebrante indossa un manto lungo fino ai piedi, con un cappuccio sulle spalle. La celebrazione del rito comincia con l’invocazione a Satana in latino, secondo una liturgia che inverte perfettamente quella cattolica classica, per simboleggiare il desiderio di rovesciare i valori cristiani. Seguono poi una serie di gesti rituali che durano una ventina di minuti. Consistono in una trasformazione e parodia di preghiere cristiane, nella combustione dell’incenso, nella recita di formule sataniche e in manipolazioni di oggetti esoterici. Nella cerimonia in onore di Satana spesso è presente la sacerdotessa, una donna preferibilmente di giovane età e vergine che, completamente nuda, deve rimanere distesa sull’altare. Il sacerdote satanico prosegue il rito dissacratorio con la sconsacrazione di un’ostia rubata in una chiesa cattolica: prima con sputi di disprezzo, poi appoggiandola sul corpo della donna fino ad introdurla nella vagina. Quindi innalza un calice in cui è stato versato precedentemente un miscuglio di sperma e secrezioni vaginali, che viene bevuto da tutti, per dimostrare la propria appartenenza a Satana, il menzognero che guida le forze del male, che concederà tutti i piaceri materiali e carnali in cambio dell’anima che viene “venduta” con un patto firmato col sangue. La cerimonia continua con un rapporto sessuale che avviene tra il sacerdote e la giovane ragazza, che sarà poi “passata”, orgiasticamente, tra i partecipanti. In questo clima di forte tensione emotiva vengono consumate droghe, vi sono ripetute invocazioni ed inni al demonio, accompagnati sovente da uno strumento musicale suonato da uno degli adepti. I partecipanti compiono anche il rito della rinuncia alla propria natura spirituale, chiedendo a Satana l’esaltazione dei godimenti umani, con la conseguente inclinazione al peccato e annessi e connessi. La cerimonia si conclude con la lettura dei comandamenti satanici, i ringraziamenti del celebrante al dio delle tenebre e con l’aspersione di urine. citazione " io non ci credo però esistono" |